Nell'intensa lettera inviata a tutti i «fratelli, sorelle e amici della Famiglia passionista», il superiore generale, padre Joachim Rego, scrive: «In questo messaggio quaresimale desidero prestare attenzione e condividere con voi alcune riflessioni sul tema della preghiera, specialmente a motivo del fatto che Papa Francesco ha annunciato che questo sarà un Anno di preghiera, in preparazione per il Giubileo del prossimo anno». Di fatto, la vocazione contemplativa è un aspetto essenziale del carisma passionista. Infatti, il fondatore, san Paolo della Croce (1694-1775), voleva che i passionisti si dedicassero a interiorizzare l'amore misericordioso di Dio in una vita di orazione, penitenza, solitudine e povertà. Pochi anni prima della morte, egli fece sorgere nel 1771 il ramo femminile interamente dedito alla preghiera, le claustrali passioniste. Perciò l'invito di Papa Francesco a prepararsi al prossimo Giubileo con una «sinfonia di preghiera» è stato accolto dalla famiglia passionista con particolare gioia e attenzione.
Padre Joachim sottolinea che l'obiettivo della Quaresima sta nel «cercare e trovare la volontà di Dio al di sopra e al di là di tutti i moti del nostro cuore. Sant'Ignazio di Loyola diceva che, per fare ciò, sono necessarie due cose: la magnanimità, cioè una mente ampia e aperta che non sia rinchiusa dentro gli stretti orizzonti dei nostri piccoli interessi, e la generosità, cioè la prontezza a donare senza condizioni e senza limiti». Magnanimità e generosità sono indispensabili nei periodi, anche lunghi, di aridità che a volte si possono incontrare nel cammino della preghiera. Rego chiarisce che «per l'azione dello Spirito il "deserto", nell'intenzione di Dio, non serve a punirci, bensì a purificarci. Nel deserto Dio ci vuole purificare da ogni eccessivo attaccamento alle "consolazioni" che si hanno nella preghiera […]. In generale la preghiera nel deserto diventerà una cosa sempre meno nostra e sempre più di Dio». E questo sarà di aiuto per superare il pericolo di cercare e amare «le consolazioni di Dio più del Dio delle consolazioni».
Nella lettera il superiore generale dei passionisti insegna a stare attenti a cogliere quegli indizi che assicurano la fecondità della preghiera e anche dei "deserti spirituali": a tal fine occorre verificare «se nel tempo dell'aridità restiamo fedeli alla preghiera; se la nostra preghiera è onesta e sgorga dalle esperienze reali della vita; se stiamo cercando di integrare la preghiera e la vita; se stiamo cercando di vivere una vita di carità; se la nostra preghiera ci aiuta a essere più amorevoli; se siamo sinceri nel cercare di evitare il peccato e di vivere secondo la parola di Dio; se abbiamo sete, se aneliamo e abbiamo desiderio di Dio mentre camminiamo nel deserto».
Il messaggio si conclude con alcune interessanti pennellate sul tema della solitudine, preziosa perché proprio «nella solitudine del deserto siamo destinati a trovare la chiarezza e la fermezza di cui avremo bisogno nel tumulto della vita reale». La lettera spiega che la solitudine è un prerequisito per la comunione sia con Dio sia con il prossimo: «La solitudine cristiana non è mai una solitudine dagli uomini ma per gli uomini». San Paolo della Croce legava strettamente la chiamata alla solitudine a quella alla missionarietà. In una lettera inviata al canonico Felice Pagliari nel 1768, egli affermava: «Mi creda che fa più frutto un operaio evangelico che sia uomo d'orazione, amico della solitudine e staccato da ogni cosa creata, che mille altri che non siano tali». Infatti, solo nel silenzio della preghiera si accende quel fuoco d'amore che poi viene irradiato nell'apostolato, come testimonia l'intera storia della congregazione passionista. Una storia che guarda con speranza al futuro, mentre esce il fascicolo con le preghiere per il 48° capitolo generale che si terrà a Roma dal 7 al 26 ottobre sul tema La Passione di Cristo: nostra fonte di vita e missione.
di DONATELLA COALOVA
Religione
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